Eventi

Un regalo sotto l’albero: Claudio Paganini

È il turno di Claudio Paganini!

 

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Estratto 

Il locale era piccolo e illuminato da una lampada che scendeva nuda dal soffitto; gli occhi bendati non le permettevano di osservare i particolari, ma i suoni che le arrivavano alle orecchie erano ovattati, lontani. Sapeva che la parete alle sue spalle, come il resto di quella squallida stanza, era pannellata da una perlinatura dozzinale mentre alcuni scaffali metallici odoranti di ruggine e polvere erano l’unico mobilio che riusciva a ricordare dello sguardo fugace che aveva dato alla cantina prima che la benda le impedisse di vedere altro. Le fascette di plastica, strette intorno ai polsi legati dietro la schiena, le segnavano dolorosamente la pelle e anche i muscoli delle spalle le dolevano sempre di più, tanto da cercare una posizione meno disagevole nell’attesa di quello che doveva succedere.

«Dio, fa che finisca in fretta…» continuava a ripetere, mentre il silenzio opprimente cominciava ad aumentare le sue insicurezze.

Un dolore improvviso, tra le scapole, le strappò un grido più di sorpresa che di dolore; non c’erano state avvisaglie di quello che stava per accadere, non una parola, non un rumore, solo quella fitta nella schiena che lentamente si stava tramutando in bruciore.

“Non fa troppo male”, si sorprese a pensare mentre la lama penetrava sempre più in profondità togliendole il respiro, fino a sfiorare con la punta la parete del cuore; sentiva il sangue impregnare la camicetta, ma era l’ultima delle sue preoccupazioni in quel momento.

«Ti prego Dio, non voglio soffrire…» aveva gridato, come se ci fosse ancora una possibilità di sfuggire a quello che stava subendo. Un colpo secco e il pugnale era penetrato fino all’impugnatura squarciandole il cuore e ponendo fine alla sua agonia; le sembrava di aver sentito un rumore, come di legno che si scheggiava mentre si accasciava a terra senza fiato, contando i battiti che velocemente rallentavano fino a fermarsi e quel terribile silenzio che ne era seguito fu l’ultima cosa che riuscì a percepire prima di sprofondare nell’oblio.

 

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