Tracce d'autore: interviste

Tracce d’autore: Giacomo Assennato

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Bentrovati al secondo appuntamento con le interviste di Tracce d’autore.

Se vi siete persi il nostro primo ospite vi invito a recuperare nella sezione apposita del blog!

Per chi non lo sapesse sarà una chiacchierata un po’ diversa dal solito, basata su associazioni che ci permetteranno di conoscere meglio il nostro protagonista di oggi.

È un autore di contemporanei MM, con la sua semplicità e dolcezza è riuscito a conquistare anche i non amanti del genere e a sciogliere il mio cuore di pietra. È uno dei pochissimi che è riuscito a farmi commuovere leggendo. I pareri suoi romanzi sono tutti più che entusiastici e meritati.
A chi mi starò mai riferendo?

 

Ciao Giacomo Assennato e grazie di essere qui.

 

1. Per prima cosa ti chiedo di presentarti per chi ancora non ti conoscesse.

Descrivermi a chi non mi conosce non è facile. Potrei dirgli che sono nascosto in tutte le pagine dei miei libri, facendo la premessa che col tempo sono cambiato e che, volendo fare un riassunto di tutta la mia vita, risulto un uomo confuso. Sono timido eppure riesco a essere divertente, brillante e al centro di una compagnia, sono insicuro però ho saputo prendere decisioni forti e risolutive, so di avere un certo “spessore” ma allo stesso tempo ho timore che gli altri possano giudicare di poco conto quello che dico, scrivo o faccio. Forse sono un “caso umano”, ma non mi dispiace essere così sconclusionato.

 

2. Se ti dico famiglia, cosa ti viene in mente?

In questo momento sociale mi viene l’urgenza di ribadire, usando una frase fatta, che “famiglia è dove c’è amore”. È una cosa che ho sempre sentito, comunque, e vorrei che ci fosse piena consapevolezza di questo, non la sola “tolleranza”. Sono totalmente a favore del matrimonio egualitario e dell’adozione indipendentemente dal sesso dei componenti del nucleo. Una famiglia sana non è una favoletta, si può discutere, ci possono essere momenti di incomprensioni, ma se si è fondato qualcosa di forte si vivono e si trasmettono in “eredita” solo cose belle.

 

3. Amore e amicizia. Forse due lati della stessa medaglia, sia nella vita che nelle tue storie.

L’amore non si sceglie, capita. Se si ha la fortuna di incontrare quello potente e di condividerlo con chi ti si dà nella stessa misura, allora è fusione completa. A volte è a senso unico e magari può essere immenso lo stesso anche se non siamo corrisposti.
L’amicizia invece per me è una scelta: affinità assoluta, sincerità piena, avere la stessa ironia… sapere di potersi sbilanciare in gesti affettuosi con naturalezza, senza il timore di essere fraintesi.
Con un amore vero o con un’amicizia totale si può anche stare in silenzio, ma ci si sta parlando lo stesso.
Sia l’amore che l’amicizia sono merce rara: o si ha il massimo oppure sono solo accomodamenti di vita e conoscenze.

 

4. Diversità. È un tema di cui in un certo senso ti occupi in tuoi i romanzi. Cosa puoi dirci?

Gli ultimi libri che ho scritto sono a tematica m/m. Però devo dirti che i caratteri, gli affetti, le storie sono del tutto normali. Per esempio, ho raccontato di due anziani che hanno vissuto una storia ininterrottamente magica fin da quando erano adolescenti e adesso una brutta malattia sta facendo svanire in uno dei due quella meraviglia che è stata la loro avventura. Cambia molto se si tratta di due uomini? Ho raccontato anche di un ragazzo che porta nel cuore il ricordo di un primo amore vissuto a tredici anni, un amore solo suo, che lo accompagna, da adulto, insieme a tutte le cose che non sono state, quelle che avrebbe voluto dire… È una storia “diversa” solo perché i protagonisti di chiamano Matteo e Luca?

 

5. Se ti dico scrittura, qual è il tuo primo pensiero?

Il momento magico, all’inizio, quando è la storia che si prende la briga di arrivare. Da sola. Lo dico sperando che non sembri un vezzo: non ho mai pensato “adesso potrei inventare una storia in cui…”, ma le idee che ho poi realizzato si sono tutte materializzate dopo una frase che mi aveva colpito, dopo avere scorto, seduto su una panchina, un ragazzo solitario che mi aveva trasmesso malinconia. In altri casi ho frugato nel mio vissuto. Ho comunque sempre scritto per esigenza personale, per elaborare i miei dispiaceri o esaltare le mie gioie.

 

6. Emozione. Cosa riesce a farti emozionare e magari svelaci il tuo segreto sul come riesci a emozionare sempre i tuoi lettori con storie così diverse tra loro?

Nella vita mi emoziona la tenerezza. Quando la scorgo in un film, in un libro, anche se si tratta di un atto di dolcezza fra due bambini, fra un cane e il suo padrone, fra padre e figlio, mi sale il groppo alla gola.
Nello scrivere mi emozionano le storie che trattano la diversità e la malinconia ma che la inseriscano nella realtà. Non saprei scrivere gialli, horror, fantasy, parlare di mutaforma, stirpi di lupi… sono generi che non disprezzo, ma io ho bisogno di personaggi che si muovano nel mio quotidiano e che chiunque, leggendoli, possa riconoscere per strada.
Quello che secondo me è il mio cliché (più che il segreto) è il far parlare in prima persona il protagonista, per cui i suoi pensieri, le fobie, gli slanci sono tutti espressi all’istante e con un linguaggio quotidiano. Diverso è leggere “decise di avvicinarsi, fortemente intenzionato a intervenire nella noiosa discussione a cui aveva assistito con un senso di fastidio” oppure “A questo punto mi hanno annoiato con le loro chiacchiere, li sbaraglierò, ma dico la mia, che gli piaccia o no”. Le sensazioni, i malumori, le tenerezze sono immediate, senza intermediari narranti; per me è naturale, ma credo che anche per questo vengano condivise da chi legge.

 

7. Paura. C’è qualcosa che ti spaventa?

Uh… apriamo un capitolo? Il buio (dormo con la luce accesa), i boschi (in cui mi sembra sempre di avvertire strane presenze), le situazioni senza via di uscita; non è claustrofobia fisica, ma per esempio al cinema scelgo un posto vicino al corridoio, a un matrimonio non potrei sopravvivere se mi piazzassero in una tavolata su una panca lungo la parete con cinque persone a destra e cinque a sinistra.

 

8. Se ti dico dolore, invece?

Lo vivo, da quando ho perso l’altra metà di me, come è successo a Patrizio in “Stellato il cielo com’è”. È un dolore che va oltre l’assenza fisica o la solitudine: è il dispiacere per tutto ciò che è stato interrotto, per ogni novità a cui assisto, anche la più leggera, tipo incappare in una nuova serie TV e sentire che sarebbe piaciuta a tutti e due. È il non poter più condividere la vita con chi si ama e non si smetterà mai di amare.

 

9. Futuro. Aspettativa.

Sono contento del mio presente e del passato che mi porto dentro. Sia per l’età che per i desideri che in qualche modo penso di avere esaudito, non ho sogni particolari per il futuro. Mi sarebbe sufficiente continuare questo tipo di vita e mantenere la risposta che ho ai libri che scrivo.

 

10. Ultima domanda. Vuoi aggiungere qualcosa per concludere la nostra chiacchierata insieme?

Solo che è stata una bella passeggiata fra domande molto interessanti, a cui ho risposto con sincerità, frugando nel mio intimo. Ti ringrazio davvero dell’opportunità che mi hai offerto.

 

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Vi ricordo che i libri di Giacomo Assennato, sono disponibili sul sito di Amazon e Kindle Unlimited.

Se volete, trovate le recensioni de Sapessi, Luca; Dimmi chi sei e la sua novella Mi chiamo Pietro; Stellato com’è il cielo ed È la vita che gioca, nella sezione Recensioni del blog.

 

Ringrazio Giacomo per aver accettato immediatamente ed essere fidato di me.
Non mi resta che rimandarvi alla prossima intervista.

Chi sarà la prossima “vittima”?!

A voi scoprirlo.

4 pensieri su “Tracce d’autore: Giacomo Assennato”

  1. Giacomo Assennato conferma, ammesso che ce ne fosse ancora bisogno, di essere uno scrittore di razza. Raffinato scrutatore e conoscitore dell’animo umano, si caratterizza sempre per saper proporre personaggi credibili in toto, nella loro forza, nella loro debolezza, nella loro umanità, nei loro pregi e nei loro difetti. Sa rendere mirabilmente “normali” le storie che racconta, nella sua convinta piena consapevolezza che i sentimenti, l’amore e la tenerezza non abbiano confini. Il tutto sempre supportato da un solido impianto narrativo. La prosa è fluente, scorrevole. Il linguaggio fresco, “moderno”, senza che l’Autore indulga a sintassi e lessico “alla moda” per conquistare il lettore.

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