Tracce d'autore: interviste

Tracce d’autore: Chiara Proietti

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Nuovo appuntamento con le interviste di Tracce d’autore, la nostra chiacchierata con autori di generi diversi per conoscerli un po’ meglio attraverso le parole scelte di volta in volta da me.

Ecco gli indizi per scoprire di chi parliamo oggi:

È appena uscito il suo secondo romanzo che a molto a che fare con i “ricordi”; il suo pseudonimo è legato al nome della sua prima protagonista; è attiva anche su wattpad ed è romana verace.
Di chi starò mai parlando?

Ciao Chiara Proietti e grazie di essere qui.

1. Per prima cosa ti chiedo di presentarti per chi ancora non ti conoscesse.

Ciao Paola, sono Chiara Proietti, ho trent’anni e vivo nella provincia di Roma. Sono una persona solare, dinamica e testarda. Quando non scrivo lavoro come amministratrice nell’attività di famiglia. Al di fuori del lavoro sono una fidanzata e un’amica molto presente. Le mie passioni, oltre la scrittura e la lettura, sono: gli animali, la musica, viaggiare, vedere film e serie tv.

2. Se ti dico amicizia, cosa ti viene in mente?

Il primo pensiero va a una delle mie migliori amiche: Adriana, con cui ormai ho un rapporto che va oltre l’amicizia. Inoltre mi vengono in mente parole come: lealtà, fiducia, rispetto, felicità e protezione; perché l’amicizia è anche tutto questo.

3. Ricordi.

Passato, felicità, sofferenza… Come tutti anch’io ho molti ricordi belli e brutti, ognuno di questo mi ha insegnato qualcosa e ha fatto sì che diventassi la donna che sono ora. Se dovessi parlarti di un ricordo, in questo periodo particolare della mia vita, ti parlerei di qualcosa che riguarda mia nonna.

4. Se ti dico estate?

Mare, relax, amici, divertimento. La mia stagione preferita!

5. Se ti dico scrittura, qual è il tuo primo pensiero?

Pianificazione. Nella vita sono una persona molto organizzata, avere tutto sottocontrollo mi aiuta ad affrontare qualsiasi cosa. Nella scrittura quindi preferisco avere un piano ben preciso, soprattutto per non uscire dalla trama. Quindi, inizialmente, mi creo uno schema con i punti più importanti da seguire, dopodiché vado molto a braccio (lo so è un controsenso, ma è così). Mi lascio trasportare dagli eventi che narro, le situazioni che creo, tenendo sempre presente l’obiettivo finale e i punti focali.

6. Legami. Nei tuoi libri affronti le diverse sfaccettature dei rapporti, siano di amicizia, sentimentali o familiari. Cosa puoi dirci?

Nella Trilogia dei Ricordi, ho voluto mettere su carta qualcosa di cui so parlare e ho esperienza. Essendo i primi libri, la prima volta che scrivevo seriamente, ho preferito farlo ispirandomi ai legami della mia vita, quelli a cui tengo. Fin da piccola sono cresciuta con un grande senso del rispetto, indispensabile per far funzionare qualsiasi rapporto. Il rispetto chiama la fiducia e la leatà… tre elementi che vanno a braccetto. Nelle mie storie cerco sempre di far arrivare questo messaggio e riflettere molto su se stessi.

7. Paura. C’è qualcosa che ti spaventa?

Sono aracnofobica, quindi quando parliamo di qualcosa che mi spaventa i ragni sono la prima cosa a cui penso. A parte questa fobia però, ho molto paura del futuro, di non riuscire a realizzare i miei obiettivi, di non avere tempo.

8. Se ti dico Delusione, invece?

Sono stata delusa tante volte, non so associare un’esperienza particolare a questa parola. Provarla comunque è una sensazione orribile, perché a volte si perde la fiducia e la speranza.

9. Futuro. Cosa vedi proiettandoli in avanti?

Come ti dicevo prima, l’argomento futuro mi fa paura, mi viene proprio l’ansia. Io provo con tutta me stessa a inseguire i miei obiettivi, quindi spero di riuscirci e trovarmi tra qualche anno con una casa tutta mia, la mia indipendenza, una famiglia e qualche soddisfazione nel campo letterario.

10. Ultima domanda. Vuoi aggiungere qualcosa per concludere la nostra chiacchierata insieme?

Voglio solo ringraziarti per questa intervista, mi è piaciuta molto, è stato un modo per riflettere su me stessa. In alcuni punti mi hai messo leggermente in difficoltà, ma nel senso buono, perché mi hai permesso si scavare più a fondo dentro di me. Grazie per questa esperienza.

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Vi ricordo che il libro di Chiara Proietti è disponibile sul sito di Amazon e Kindle Unlimited.
Se volete, trovate le recensioni di Come calamite e Illegalmente noi nella sezione Recensioni del blog.

Ringrazio Chiara per aver accettato di partecipare con entusiasmo.
Non mi resta che rimandarvi alla prossima intervista.

Chi sarà la prossima vittima?!

A voi scoprirlo.

Tracce d'autore: interviste

Tracce d’autore: Chiara Barbieri

 

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Nuovo appuntamento con le interviste di Tracce d’autore, la nostra chiacchierata con autori di generi diversi per conoscerli un po’ meglio attraverso le parole scelte di volta in volta da me.

Ecco gli indizi per scoprire di chi parliamo oggi:

Ha pubblicato il suo romanzo thriller/ giallo con una collana che collabora con il nostro blog; ama il mare e surf; lavora in ospedale e in un certo senso è appassionata di scacchi.
Di chi starò mai parlando?

 

Ciao Chiara Barbieri e grazie di essere qui.

 

1. Per prima cosa ti chiedo di presentarti per chi ancora non ti conoscesse.

Ciao a tutti! Sono Chiara e sono un medico ospedaliero. Sono appassionata di sport (dal basket, allo sci, all’arrampicata, al surf), di libri e di viaggi…insomma, tendenzialmente non mi fermo mai eppure adoro dormire fino a tardi la mattina e odio la sveglia!

 

2. Se ti dico adolescenza, cosa ti viene in mente?

L’adolescenza è quel momento della vita in cui tutto è ancora possibile eppure spesso siamo bloccati da paranoie, complessi e problemi che ci sembrano assolutamente insormontabili. L’adolescenza è il gruppo di amici, il motorino, le versioni di latino, le prime cotte, le innumerevoli ore in palestra o al campetto di basket, in estate, i primi viaggi con gli amici, le prime birre, le prime nottate in bianco, il riflettere sul futuro, su cosa farai ‘da grande’, la paura di non riuscire a farlo.

 

3. Musica.

La musica è ballare con gli amici, il megaconcerto di Vasco, Modena che si ferma e si riempie di gente che canta in mezzo alla strada. La musica è gioia, libertà, festa. La musica è il viaggio, l’autoradio accesa mentre imbocchi l’autostrada verso una nuova avventura.

 

4. Se ti dico dedizione?

La dedizione è quella cosa che ti spinge ad alzarti dal letto il mattino quando il tuo unico desiderio sarebbe di voltarti dall’altra parte e rimetterti a dormire, lasciando che il mondo si risolva i suoi problemi da solo. Dedizione è fedeltà a se stessi ,prima di tutto, e poi alle proprie scelte. È ricordarsi perché si è scelto di fare determinate cose, anche quando è dura, anche quando fa schifo, anche quando proprio non ne hai voglia.

 

5. Se ti dico scrittura, qual è il tuo primo pensiero?

La scrittura è libertà, gioia, rifugio, salvezza, necessità, divertimento. La scrittura è parte della mia vita fin da quando me ne ricordo, è il mio modo di mettere ordine nella mia testa, di esprimere le mie emozioni.
La scrittura ovviamente è solo metà della mela, l’altra metà è la lettura, senza cui la scrittura, per me, non potrebbe esistere. Io, prima di essere una scrittrice, sono un’accanita lettrice, di gialli ma non solo. Credo che dal mio romanzo, almeno agli occhi dei lettori più accaniti, emergano alcune delle mie letture, alcuni degli autori che amo e che mi hanno influenzata (chi prova a indovinare?)
Quando leggo e quando scrivo mi immergo talmente tanto nelle storie che rido e piango con i libri e non mi accorgo più di quello che mi accade intorno (a tratti questo ha assunto contorni divertenti, tipo spaventarmi da sola scrivendo alcune scene del romanzo, a tratti imbarazzanti, tipo quando mi hanno fatto leggere “i ragazzi della via Pal” a scuola, alle medie, e io ho pianto come una fontana per la morte di Nemesek…in mezzo alla classe!).

 

6. Logica. Il tuo romanzo di basa molti su deduzioni e incastri perfetti, cosa puoi dirci di più?

È stata una faticaccia far combaciare tutti i pezzi (e buona parte del lavoro di revisione è stato proprio volto a dare coerenza e unità al romanzo, che ho scritto fondamentalmente in due fasi, una prima nel 2011 e la seconda, la più corposa, nel 2019)!
Non credo che il mio romanzo sia un giallo deduttivo, la logica mi interessa, è lo strumento indispensabile attraverso cui noi esploriamo il mondo che ci circonda e cerchiamo di interpretarlo, ma mi interessavano di più le motivazioni profonde dei personaggi, quelle che li portano, a volte, a fare scelte anche apparentemente illogiche e irrazionali ma in realtà profondamente radicate in loro e, in un certo senso, inevitabili.
Il mio commissario poi non è un superuomo, non è una grande mente investigativa in stile Poirot, è semplicemente un poliziotto di provincia che si trova ad affrontare una indagine complessa e coinvolgente e fa del suo meglio.

 

7. Paura. C’è qualcosa che ti spaventa?

Sono tante le cose che mi spaventano, soprattutto l’ignoto e tutto quello che è fuori dal mio controllo.
Credo però che la paura sia una cosa salutare, credo che bisogni sempre dare retta a quella vocina interiore che salta fuori ogni tanto e dice “via! no! torniamo a casa”. Credo che sia un vero e proprio salvavita, sia in ambiente selvaggio (mare, montagna, etc) sia nelle relazioni e nelle situazioni della vita in generale.
Credo anche che la paura sia inevitabile in molte situazioni e che il coraggio sia decidere di andare avanti nonostante la paura, non farsi bloccare, decidere che quello che stiamo facendo è più importante della nostra paura e quindi continuare nonostante un pericolo, reale o immaginario che sia.
Spesso poi la bellezza si trova appena oltre la paura; decidere di fare leggere il mio romanzo a qualcuno ha richiesto questo passo oltre le mie paure…e il percorso che mi si sta aprendo è bellissimo!

 

8. Se ti dico emozioni, invece?

Le emozioni sono quello che ci tiene in vita, che ci rende umani, imperfetti, irrazionali, fragili ma, in in certo senso, bellissimi.
Le emozioni dei miei personaggi sono parte integrante della storia, anzi in un certo senso sono la storia, emozioni impreviste e imprevibili prima (penso soprattutto al percorso interiore di Francesco) profonde, profondamente umane.

 

9. Futuro. Cosa vedi proiettandoti in avanti?

Bella domanda! Il futuro è il mistero, la scoperta, il cambiamento. Il futuro è anche il risultato del nostro presente, del nostro vivere e costruire oggi.
Se mi guardo indietro, se guardo a quell’adolescente con i capelli ricci e mille sogni per la testa che ero, vorrei darmi idealmente una pacca sulla spalla e dire: “ehi, ragazzina, guarda quante cose belle hai combinato!”….
Chissà cosa dirà la me stessa che sarò fra vent’anni guardando a me oggi…spero che di nuovo mi dia una pacca sulla spalla…non resta che scoprirlo e sarà un viaggio emozionante, come lo è stato finora.
Come diceva scherzosamente un collega saggio “Barbieri, il futuro dura a lungo!”…che vorrebbe dire, credo, goditi il viaggio, non aver fretta di arrivare e cerca di far pace con tutto quello che non dipende da te, perché poi magari in futuro avrai la possibilità di sistemare alcune cose su cui oggi non puoi intervenire o capirai che, in fondo, non erano importanti.
E, soprattutto il futuro sarà qui prestissimo, non penso serva affannarsi troppo a rincorrerlo.

 

10. Ultima domanda. Vuoi aggiungere qualcosa per concludere la nostra chiacchierata insieme?

Ti ringrazio innanzitutto per le domande che mi hai fatto, molto profonde e stimolanti, e poi per tutti i complimenti e la bellissima recensione che hai fatto del mio libro.
Sentire che il mio romanzo riesce a parlare alle persone è una gioia immensa ed è incredibile che una cosa che ho creato io, nel segreto del mio salotto, ora possa girare, incontrare persone, fare riflettere, emozionare o sorridere. È la meraviglia dell’arte, credo, e, nel mio piccolo, è bellissimo farne parte.

 

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Vi ricordo che il libro di Chiara Barbieri è disponibile sul sito di Amazon e Kindle Unlimited.
Se volete, trovate la recensione di Il gioco degli scacchi, edito dalla collana Segreti in giallo edizioni, nella sezione Recensioni del blog.

 

Ringrazio Chiara per aver accettato di partecipare.
Non mi resta che rimandarvi alla prossima intervista.

Chi sarà la prossima vittima?!

A voi scoprirlo.

Tracce d'autore: interviste

Tracce d’autore: Giacomo Assennato

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Bentrovati al secondo appuntamento con le interviste di Tracce d’autore.

Se vi siete persi il nostro primo ospite vi invito a recuperare nella sezione apposita del blog!

Per chi non lo sapesse sarà una chiacchierata un po’ diversa dal solito, basata su associazioni che ci permetteranno di conoscere meglio il nostro protagonista di oggi.

È un autore di contemporanei MM, con la sua semplicità e dolcezza è riuscito a conquistare anche i non amanti del genere e a sciogliere il mio cuore di pietra. È uno dei pochissimi che è riuscito a farmi commuovere leggendo. I pareri suoi romanzi sono tutti più che entusiastici e meritati.
A chi mi starò mai riferendo?

 

Ciao Giacomo Assennato e grazie di essere qui.

 

1. Per prima cosa ti chiedo di presentarti per chi ancora non ti conoscesse.

Descrivermi a chi non mi conosce non è facile. Potrei dirgli che sono nascosto in tutte le pagine dei miei libri, facendo la premessa che col tempo sono cambiato e che, volendo fare un riassunto di tutta la mia vita, risulto un uomo confuso. Sono timido eppure riesco a essere divertente, brillante e al centro di una compagnia, sono insicuro però ho saputo prendere decisioni forti e risolutive, so di avere un certo “spessore” ma allo stesso tempo ho timore che gli altri possano giudicare di poco conto quello che dico, scrivo o faccio. Forse sono un “caso umano”, ma non mi dispiace essere così sconclusionato.

 

2. Se ti dico famiglia, cosa ti viene in mente?

In questo momento sociale mi viene l’urgenza di ribadire, usando una frase fatta, che “famiglia è dove c’è amore”. È una cosa che ho sempre sentito, comunque, e vorrei che ci fosse piena consapevolezza di questo, non la sola “tolleranza”. Sono totalmente a favore del matrimonio egualitario e dell’adozione indipendentemente dal sesso dei componenti del nucleo. Una famiglia sana non è una favoletta, si può discutere, ci possono essere momenti di incomprensioni, ma se si è fondato qualcosa di forte si vivono e si trasmettono in “eredita” solo cose belle.

 

3. Amore e amicizia. Forse due lati della stessa medaglia, sia nella vita che nelle tue storie.

L’amore non si sceglie, capita. Se si ha la fortuna di incontrare quello potente e di condividerlo con chi ti si dà nella stessa misura, allora è fusione completa. A volte è a senso unico e magari può essere immenso lo stesso anche se non siamo corrisposti.
L’amicizia invece per me è una scelta: affinità assoluta, sincerità piena, avere la stessa ironia… sapere di potersi sbilanciare in gesti affettuosi con naturalezza, senza il timore di essere fraintesi.
Con un amore vero o con un’amicizia totale si può anche stare in silenzio, ma ci si sta parlando lo stesso.
Sia l’amore che l’amicizia sono merce rara: o si ha il massimo oppure sono solo accomodamenti di vita e conoscenze.

 

4. Diversità. È un tema di cui in un certo senso ti occupi in tuoi i romanzi. Cosa puoi dirci?

Gli ultimi libri che ho scritto sono a tematica m/m. Però devo dirti che i caratteri, gli affetti, le storie sono del tutto normali. Per esempio, ho raccontato di due anziani che hanno vissuto una storia ininterrottamente magica fin da quando erano adolescenti e adesso una brutta malattia sta facendo svanire in uno dei due quella meraviglia che è stata la loro avventura. Cambia molto se si tratta di due uomini? Ho raccontato anche di un ragazzo che porta nel cuore il ricordo di un primo amore vissuto a tredici anni, un amore solo suo, che lo accompagna, da adulto, insieme a tutte le cose che non sono state, quelle che avrebbe voluto dire… È una storia “diversa” solo perché i protagonisti di chiamano Matteo e Luca?

 

5. Se ti dico scrittura, qual è il tuo primo pensiero?

Il momento magico, all’inizio, quando è la storia che si prende la briga di arrivare. Da sola. Lo dico sperando che non sembri un vezzo: non ho mai pensato “adesso potrei inventare una storia in cui…”, ma le idee che ho poi realizzato si sono tutte materializzate dopo una frase che mi aveva colpito, dopo avere scorto, seduto su una panchina, un ragazzo solitario che mi aveva trasmesso malinconia. In altri casi ho frugato nel mio vissuto. Ho comunque sempre scritto per esigenza personale, per elaborare i miei dispiaceri o esaltare le mie gioie.

 

6. Emozione. Cosa riesce a farti emozionare e magari svelaci il tuo segreto sul come riesci a emozionare sempre i tuoi lettori con storie così diverse tra loro?

Nella vita mi emoziona la tenerezza. Quando la scorgo in un film, in un libro, anche se si tratta di un atto di dolcezza fra due bambini, fra un cane e il suo padrone, fra padre e figlio, mi sale il groppo alla gola.
Nello scrivere mi emozionano le storie che trattano la diversità e la malinconia ma che la inseriscano nella realtà. Non saprei scrivere gialli, horror, fantasy, parlare di mutaforma, stirpi di lupi… sono generi che non disprezzo, ma io ho bisogno di personaggi che si muovano nel mio quotidiano e che chiunque, leggendoli, possa riconoscere per strada.
Quello che secondo me è il mio cliché (più che il segreto) è il far parlare in prima persona il protagonista, per cui i suoi pensieri, le fobie, gli slanci sono tutti espressi all’istante e con un linguaggio quotidiano. Diverso è leggere “decise di avvicinarsi, fortemente intenzionato a intervenire nella noiosa discussione a cui aveva assistito con un senso di fastidio” oppure “A questo punto mi hanno annoiato con le loro chiacchiere, li sbaraglierò, ma dico la mia, che gli piaccia o no”. Le sensazioni, i malumori, le tenerezze sono immediate, senza intermediari narranti; per me è naturale, ma credo che anche per questo vengano condivise da chi legge.

 

7. Paura. C’è qualcosa che ti spaventa?

Uh… apriamo un capitolo? Il buio (dormo con la luce accesa), i boschi (in cui mi sembra sempre di avvertire strane presenze), le situazioni senza via di uscita; non è claustrofobia fisica, ma per esempio al cinema scelgo un posto vicino al corridoio, a un matrimonio non potrei sopravvivere se mi piazzassero in una tavolata su una panca lungo la parete con cinque persone a destra e cinque a sinistra.

 

8. Se ti dico dolore, invece?

Lo vivo, da quando ho perso l’altra metà di me, come è successo a Patrizio in “Stellato il cielo com’è”. È un dolore che va oltre l’assenza fisica o la solitudine: è il dispiacere per tutto ciò che è stato interrotto, per ogni novità a cui assisto, anche la più leggera, tipo incappare in una nuova serie TV e sentire che sarebbe piaciuta a tutti e due. È il non poter più condividere la vita con chi si ama e non si smetterà mai di amare.

 

9. Futuro. Aspettativa.

Sono contento del mio presente e del passato che mi porto dentro. Sia per l’età che per i desideri che in qualche modo penso di avere esaudito, non ho sogni particolari per il futuro. Mi sarebbe sufficiente continuare questo tipo di vita e mantenere la risposta che ho ai libri che scrivo.

 

10. Ultima domanda. Vuoi aggiungere qualcosa per concludere la nostra chiacchierata insieme?

Solo che è stata una bella passeggiata fra domande molto interessanti, a cui ho risposto con sincerità, frugando nel mio intimo. Ti ringrazio davvero dell’opportunità che mi hai offerto.

 

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Vi ricordo che i libri di Giacomo Assennato, sono disponibili sul sito di Amazon e Kindle Unlimited.

Se volete, trovate le recensioni de Sapessi, Luca; Dimmi chi sei e la sua novella Mi chiamo Pietro; Stellato com’è il cielo ed È la vita che gioca, nella sezione Recensioni del blog.

 

Ringrazio Giacomo per aver accettato immediatamente ed essere fidato di me.
Non mi resta che rimandarvi alla prossima intervista.

Chi sarà la prossima “vittima”?!

A voi scoprirlo.

Tracce d'autore: interviste

Tracce d’autore: Ferdinando Salamino

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Salve a tutti,

Da oggi il blog inaugura una nuova rubrica dal nome Tracce d’autore, un’intervista un po’ particolare ad autori e autrici di vari generi.

E grazie al mio primo ospite e alla sua professione ho pensato di strutturarla un po’ come un test psicologico basato sulle macchie di Rorschach. Andremo per associazioni, tra le parole che sceglierò e i pensieri che scaturiranno in modo istintivo da chi parteciperà dall’altra parte.
Ma non tergiversiamo!

La cavia e apripista del nostro primo appuntamento è un autore di noir, dallo stile incisivo e spiazzante, profondo conoscitore dell’animo umano, che non sbaglia un colpo. I suoi libri mietono consensi su consensi…
Di chi sto parlando?

 

Ciao Ferdinando Salamino e grazie di essere qui.

 

1. Per prima cosa ti chiedo di presentarti per chi ancora non ti conoscesse.

Chi ancora non mi conoscesse è una persona fortunata, ma rimedio subito. Ho quarantotto anni, anche se preferisco dire che sono trentacinque complessi, sono padre di due figli e marito di una rossa da sballo.
Vivo e lavoro a Northampton, nelle Midlands inglesi, anche se il mi sogno è di trasferirmi, prima o poi, in Messico, dove ho lasciato il cuore e una manciata di amici sinceri.
Come si può capire da queste poche righe, non ho paura del cambiamento. Anzi, la cosa che mi spaventa di più è l’immobilità.

 

2. Se ti dico infanzia, cosa ti viene in mente?

 Le possibilità, il formarsi a poco a poco, il germogliare di un essere umano. Le tante spinte, grandi e piccole, che ne plasmeranno la personalità.
L’infanzia è una scintilla.

 

3. Seconda parola: musica. Cosa rappresenta per te personalmente, e hai delle playlist particolari che ti aiutano nella stesura dei tuoi romanzi?

Il mio primo vero lavoro retribuito è stato come chitarrista in una band. Giravamo i locali italiani e sono stati anni avventurosi. Come direbbe Brian Adams, “we were young and wild and free”. La musica mi accompagna ancora oggi, ma non quando scrivo. Se mi immergo nella mia scrittura, voglio silenzio, a meno che la musica non sia parte della scena. In quel caso, la sparo a palla per sentire quello che sentono i personaggi.

 

4. Lealtà. È un tema di cui ti sei occupato nel tuo ultimo romanzo. Cosa puoi dirci?

Tante volte mi sono chiesto cosa rendesse Michele, il protagonista dei miei romanzi, tanto amato, anche a scapito di quei due tre difettucci che si porta dietro. È un sociopatico, un assassino, un violento che sa essere senza scrupoli, ma tu queste cose le sai. Eppure tanti lettori, e lettrici, lo hanno adottato, lo adorano, fanno il tifo per lui. Perché? Perché gli ho infuso la qualità più bella che un essere umano possa avere: la lealtà. Se Michele ti sceglie, non ti abbandonerà mai più e sarà pronto a uccidere, e morire, per te.
I miei anni su questa Terra mi hanno insegnato che un amico, o una compagna, non deve essere bello, simpatico, spiritoso. Non deve esserci sempre e non deve dirti sempre sì. L’unica cosa davvero importante è la lealtà, la capacità di non tradirti anche quando farebbe tanto comodo.

 

5. Se ti dico scrittura, qual è il tuo primo pensiero?

Libertà.

 

6. Oscurità.

Nascondiglio. Baratro. Quiete. Mostri.

 

7. Paura. C’è qualcosa che ti spaventa?

Ho dato vita a un personaggio che non teme quasi nulla e mi piacerebbe dire di essere come lui, ma la verità è che, più vado avanti, più faccio i conti con la paura. Paura di non realizzare i molti sogni che mi sono rimasti, paura che alle persone che amo accada qualcosa e che non mi riesca di proteggerli, paura di scoprire che, alla fine della fiera, non eri chi pensavi di essere. La meschinità, a volte, è come quella macchia di sugo sulla camicia che tutti vedono tranne te.

 

8. Se ti dico casa, invece?

Ho cambiato casa così tante volte che ho imparato a pensarla non come un luogo, ma uno stato d’animo. Casa è sentirsi al sicuro, liberi, amati. Casa è con le persone che ti sei scelto.

 

9. Futuro.

Visti gli ultimi eventi, siamo in molti a domandarci quanto nero sia il futuro che ci aspetta. Bambini chiusi nel plexiglass, adulti che avranno un’altra scusa per evitarsi e tenersi a distanza, un’economia in frantumi. Io voglio pensare invece che il futuro ci chiamerà ancora una volta a ricostruire, a reinventare, e qualcuno di noi sarà bravo a farlo. Spero di poter esserlo anche io.

 

10. Ultima domanda. Vuoi aggiungere qualcosa per concludere la nostra chiacchierata insieme?

Intanto ringrazio te e chi vorrà leggere questa chiacchierata. Poi, che altro dire? Vi auguro buone letture, coinvolgenti, che arricchiscano. Magari anche una firmata da me, perché no? Se non trovate di meglio…

 

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Vi ricordo che i libri di Ferdinando Salamino, editi Golem edizioni, sono disponibili sul sito della casa editrice, su Amazon e Kindle Unlimited.

Se volete, trovate le recensioni de Il Kamikaze di cellophane e de Il margine della notte nella sezione Recensioni del blog.

Ringrazio il “dottore” per la disponibilità e fiducia, per avermi assecondato con entusiasmo.

Non mi resta che rimandarvi alla prossima intervista.

Chi sarà la prossima “vittima”?!

A voi scoprirlo.